Presenza paintings Bruna X
 
CLICK ON INDIVIDUAL THUMBNAILS
TO VIEW LARGER IMAGES

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

Presenza, Modern Italian Art, Bruna X

 

 

 

                                                                   CLICCARE SULLE IMMAGINI PICCOLE PER INGRANDIRLE

presenza

These enigmatic paintings have as their inspiration a strange, recurring dream the artist experienced over four consecutive nights in Rome in October 1971: 'At first I couldn’t understand what was happening to me. I would end [the dream] at a certain point, only to take it up at exactly the same place the following night. But I soon realised I had nothing to fear as I knew I was receiving a message from God instructing me to understand and interpret Her revelation and to present it to humanity in the only way I knew how – through the expression of my art' (1)

The difficulty when describing her paintings in this or any of the other series in the collection is that she often gave the same meaning when describing different scenes, and sometimes gave the same scenes different meanings.

In the case of her dream, she would not reveal its detail, nor did she explain to us exactly the revelation that God (to the artist always a female deity) saw fit to bestow on her. Its meaning is staring out at us from the paintings, apparently, and we are supposed to be able to recognize and understand it. We can clearly see a presence in each picture and it comes in the shape of a question mark. It is incorporated into both the background environments and the central figure, a half-locust, half-human creature she called La Presenza Divina.

Thankfully, we are not left totally in the dark. We learn that the presence represents our psychic inheritance; La Presenza Divina it’s physical embodiment. It is the reservoir of our experiences as a species, a kind of God-given knowledge that we are all born with, yet can never be directly conscious of. It influences all our experiences and behaviours, particularly the emotional ones, but we only know about it indirectly, if at all. The key questions to all human life are answered when the paintings are correctly interpreted, yet they have been purposely hidden from us.

Bruna X, if only in an ironically sub-conscious way, seemed to be describing Freudian concepts of the unconscious mind which explains why some Italian critics have conveniently described this enchanting series of twenty-two paintings as Surreal. Yet the works bare little relation to the immobilised imagery of de Chirico, say, or the post-Second Manifesto works of Ernst, Delvaux, Magritte or Dali. Instead, it could be argued that their style is closer to the subverted conventions and mysterious characterisation of nineteenth-century Symbolism than the psychoanalytically fuelled imagery so beloved of the Surrealist movement.

  1. Descriptions of Bruna X’s works and the inspiration behind them are available to us mainly as a result of conversations and correspondence between the artist and her daughter, Danielle. This extract is from a letter dated 8th February 1987.

     

presenza
Questa serie enigmatica ha come ispirazione, un sogno strano e ricorrente che l’artista ha esperienzato nel corso di quattro notti consecutive a Roma nell’ ottobre del 1971: “All’inizio non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Finivo il sogno ad un certo punto, per poi riprenderlo esattamente dallo stesso punto, la notte successiva. Ma mi resi conto presto di non dover aver paura, poichè era chiaro che stavo ricevendo un messaggio da Dio , LA quale mi istruiva nel capire ed interpretare le sue rivelazioni e presentarle all’umanitá nell’unico modo a me possible, attraverso l’espressione della mia arte”.

La difficoltá nel descrivere i suoi dipinti in questa o in altre serie della collezione è che Bruna X  spesso assegnava lo stesso significato nel descrivere scenari diversi, e talvolta,  significati differenti a scenari uguali.

Nel caso del suo sogno, non ne ha mai rivelato i dettagli, nè ci ha spiegato esattamente le rivelazioni che Dio ( per l’artista sempre una divinitá femminile) le conferí. Il suo significato ci osserva attraverso i dipinti, e apparentemente, sta a noi l’onere di dover individuarlo e di capirlo.

Vediamo chiaramene una presenza in ogni immagine che appare sotto forma di punto interrogativo. E’ incorporato sia negli ambienti di sfondo che nell’immagine centrale, che viene  rappresentata da una creatura metá umana e metá locusta da lei chiamata La Presenza Divina. Fortunatamente non siamo lasciati completamente al buio. Impariamo che i dipinti rappresentano la nostra ereditá psichica; La Presenza Divina  il nostro corpo fisico. Questa personificazione è la raccolta totale delle nostre esperienze come specie, e’ un tipo di conoscenza che Dio ha fornito a tutti gli esseri umani, ma della quale non possiamo mai direttamente esserne cosci. Influenza tutte le nostre esperienze e comportamenti, in particolare le emozioni, ma per noi la sua presenza anche quando percepita rimane pur sempre indiretta. Le risposte alle domande chiavi riguardo la ragione dell’esistenza della vita umana  sono svelate una volta che le immagini racchiuse nei quadri vengono interpretate correttamente, tuttavia queste rivelazioni ci sono state intenzionalmente occultate.

Bruna X anche se a livello subcosciente, sembra descrivesse concetti Freudiani riguardo la mente inconscia, cio’ spiega il perche’ alcuni critici italiani hanno convenientemente descritto questa sua  affascinante serie di ventidue quadri come opere Surreali. Tuttavia queste creazioni hanno poco in comune con le immagini immobili dipinte da De Chirico o con i quadri del post-Second Manifesto, di Ernst, di Delvaux, di Magritte, o di Dali. Invece si potrebbe dire che i loro stili si ravvicinano piu’ al Simbolismo del diciannovesimo secolo che all’immagine psicoanalitica cosi’ care al movimento Surrealista.